Per molto tempo la sicurezza informatica è stata trattata come una questione tecnica, confinata nei sotterranei digitali delle organizzazioni, accanto ai server, ai firewall e ai sistemi di backup. Era una funzione operativa, spesso delegata ai responsabili IT, considerata una disciplina accessoria rispetto alle grandi decisioni strategiche delle imprese. Poi qualcosa è cambiato.
Nel corso degli ultimi vent’anni la cybersicurezza è uscita dalle sale macchine per entrare nei consigli di amministrazione. Le crisi informatiche hanno iniziato a produrre effetti geopolitici, finanziari e sociali comparabili a quelli delle crisi energetiche o delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento. Attacchi ransomware hanno paralizzato ospedali, sabotaggi digitali hanno colpito infrastrutture energetiche, campagne di cyber-spionaggio hanno ridefinito l’equilibrio tra potenze tecnologiche.
In questo nuovo contesto il ruolo del Chief Information Security Officer, il CISO, ha assunto una dimensione diversa. Non più semplice responsabile tecnico della sicurezza dei sistemi, ma figura di governo del rischio digitale. Il CISO è diventato una sorta di architetto della resilienza informativa.
Tuttavia, proprio nel momento in cui questa funzione è diventata cruciale, è emerso un paradosso economico. Le grandi multinazionali possono permettersi team di sicurezza complessi, centri operativi SOC, programmi di cyber resilience e strutture di governance dedicate. Le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura economica dell’Europa, non possiedono quasi mai le risorse necessarie per sostenere un dirigente di sicurezza a tempo pieno.
È in questo spazio che è nato il modello CISO as a Service, spesso abbreviato CISOaaS.
L’idea non è completamente nuova. Nel XIX secolo, durante la rivoluzione industriale, molte imprese non possedevano internamente competenze ingegneristiche avanzate. Gli ingegneri consulenti viaggiavano tra fabbriche e cantieri, progettando infrastrutture, macchine e sistemi produttivi. Nel XX secolo lo stesso modello è stato applicato alla consulenza finanziaria, legale e strategica. Oggi la sicurezza informatica segue una traiettoria simile.
Il CISO as a Service rappresenta, in sostanza, la trasformazione della sicurezza da funzione interna a servizio strategico esterno.
L’azienda non assume un dirigente permanente, ma accede a competenze senior su base modulare. Un CISO esterno interviene per definire la strategia di sicurezza, analizzare i rischi, costruire il framework di governance, accompagnare l’organizzazione nei processi di conformità normativa e supervisionare la risposta agli incidenti.
Questo modello ha trovato terreno fertile soprattutto in Europa, dove il panorama normativo sulla resilienza digitale è diventato progressivamente più articolato. Il Regolamento generale sulla protezione dei dati, noto come GDPR, ha introdotto una responsabilità diretta nella gestione dei dati personali. La direttiva NIS2 ha ampliato il perimetro delle organizzazioni considerate infrastrutture critiche. Il regolamento DORA, applicato al settore finanziario, ha imposto un quadro rigoroso di gestione dei rischi ICT.
Queste normative non chiedono semplicemente di installare tecnologie di sicurezza. Richiedono governance.
Ed è proprio qui che il ruolo del CISO assume una dimensione quasi filosofica. La sicurezza non consiste più nel bloccare un attacco, ma nel governare l’incertezza. Non è una questione di strumenti, ma di responsabilità.
Nel pensiero strategico classico questa distinzione è ben nota. Carl von Clausewitz, nel suo trattato sulla guerra, osservava che il comando militare non consiste nel controllare ogni variabile del campo di battaglia, ma nel prendere decisioni in condizioni di incertezza. La cybersicurezza moderna segue una logica sorprendentemente simile.
Un’organizzazione non può eliminare completamente il rischio digitale. Può però governarlo.
Il CISO as a Service nasce proprio come risposta a questa esigenza. Non è un tecnico che configura sistemi. È una funzione di direzione.
Nella pratica, il modello consente alle imprese di accedere a competenze di alto livello senza sostenere il costo strutturale di una posizione executive permanente. Il mercato internazionale dei CISO mostra infatti salari medi estremamente elevati, spesso superiori ai 180.000 euro annui nelle economie occidentali. A questa cifra si aggiungono bonus, stock option e costi indiretti legati al team di sicurezza.
Per una PMI europea questo investimento è raramente sostenibile.
Il CISOaaS introduce quindi una logica di frazionamento della competenza. Un dirigente di sicurezza può seguire più organizzazioni, dedicando a ciascuna un numero limitato di giornate operative al mese. Il risultato è una distribuzione efficiente dell’expertise.
Ma l’aspetto più interessante non riguarda solo i costi.
Il modello produce anche un effetto cognitivo.
Un CISO esterno porta con sé una visione comparativa. Avendo lavorato con molte organizzazioni diverse, possiede una percezione più ampia del panorama delle minacce, delle strategie di difesa e delle dinamiche regolatorie. In un certo senso agisce come un vettore di conoscenza tra ecosistemi aziendali differenti.
Questo trasferimento di esperienza diventa particolarmente prezioso in un’epoca in cui le minacce evolvono con una velocità quasi biologica.
Le organizzazioni criminali operano oggi come imprese tecnologiche. I gruppi ransomware possiedono strutture gerarchiche, divisioni di sviluppo software e modelli di business basati su piattaforme criminali condivise. Alcuni analisti parlano ormai di una vera e propria “economia del cybercrime”.
Secondo diverse stime internazionali, il costo globale della criminalità informatica potrebbe superare i 10 trilioni di dollari annui entro la fine del decennio. Questa cifra supera il prodotto interno lordo di molte economie nazionali.
In questo scenario la sicurezza informatica non è più solo un problema tecnologico. È una questione economica e geopolitica.
Le imprese diventano nodi di una rete globale di vulnerabilità.
Per le piccole organizzazioni il rischio è ancora più evidente. Molti attacchi informatici non prendono di mira direttamente le grandi multinazionali, ma le aziende della loro supply chain. Una PMI con sistemi di sicurezza deboli può diventare il punto di ingresso per compromettere un intero ecosistema industriale.
Il CISO as a Service nasce quindi come risposta sistemica a questa fragilità strutturale.
Nella sua forma più evoluta il modello non si limita alla consulenza episodica. Diventa un vero programma di governance continua della sicurezza. Il CISO esterno stabilisce indicatori di rischio, definisce politiche, supervisiona audit, coordina esercitazioni di crisi e garantisce l’allineamento alle normative.
È, in altre parole, una forma di direzione strategica distribuita.
Nella fase iniziale l’intervento parte quasi sempre da una valutazione del rischio informatico. Questa analisi identifica le vulnerabilità organizzative, tecnologiche e procedurali. Ma ciò che emerge più spesso non è una carenza di strumenti tecnici. È una mancanza di visione.
Molte organizzazioni possiedono tecnologie di sicurezza sofisticate, ma non hanno una strategia coerente che le integri in un sistema di gestione del rischio.
Il CISO as a Service interviene proprio su questo piano.
Trasforma un insieme di strumenti in un programma.
Nella parte finale di questa riflessione è utile osservare il modello anche da un punto di vista quantitativo.
La differenza economica tra un CISO interno e un CISO as a Service può essere rappresentata con una semplice comparazione.
| Modello | Costo annuo medio | Copertura strategica |
| CISO interno | 180.000 – 250.000 € | completa |
| CISOaaS 2 giorni/mese | 24.000 – 36.000 € | governance essenziale |
| CISOaaS 4 giorni/mese | 48.000 – 72.000 € | governance strutturata |
| CISOaaS 8 giorni/mese | 96.000 – 120.000 € | quasi equivalente a part-time executive |
Questa struttura consente alle PMI di costruire progressivamente un sistema di sicurezza maturo.
Dal punto di vista operativo il CISOaaS interviene su diversi livelli della governance del rischio digitale.
| Dominio | Obiettivo | Impatto |
| Risk Management | identificazione e classificazione dei rischi ICT | riduzione della probabilità di incidenti |
| Governance | definizione di policy e responsabilità | allineamento strategico |
| Compliance | adeguamento a GDPR, NIS2, DORA | riduzione del rischio legale |
| Incident Response | gestione delle crisi cyber | continuità operativa |
| Awareness | formazione del personale | riduzione degli errori umani |
Un’analisi comparativa mostra inoltre che la maggior parte degli incidenti informatici nelle PMI non deriva da attacchi sofisticati, ma da vulnerabilità organizzative.
| Tipo di incidente | Frequenza stimata |
| phishing e social engineering | 40 % |
| errori di configurazione | 25 % |
| vulnerabilità software non patchate | 20 % |
| attacchi avanzati | 15 % |
Questi dati mostrano una realtà spesso trascurata nel dibattito pubblico. La sicurezza informatica non è dominata da hacker geniali che penetrano sistemi impenetrabili. È spesso il risultato di errori umani, processi incompleti e governance fragile.
In questo senso il CISO as a Service rappresenta una risposta culturale prima ancora che tecnologica.
La cybersicurezza non è una questione di strumenti. È una questione di responsabilità.
E come ogni forma di responsabilità, richiede una guida.
Raffaele Di Marzio
Executive Cybersecurity Consultant
raffaele.dimarzio@cyberium.limited
Sull’autore :
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